CGA - “Drones That Creep Her Out”

 

CGA

“Drones That Creep Her Out”

(Anno 2010 - Autoprodotto)

Italia

Che al Nostro piacciano i Coil non è un mistero e parlare di un artista che in QUEL modo (non ve ne sono tanti altri…) concepisce il suono ci determina un valore affettivo e culturale dopo la recente scomparsa di Peter Christopherson. Anche CGA ha maturato una concezione di suono industriale nella Londra in cui John Balance ha elaborato il suo progetto nei primi anni ’80, ed è stupefacente quanto oggi siano attuali le tematiche dell’inglese.

I Coil di “Music To Play In The Dark”: questo è l’anfiteatro di suoni che CGA apre nelle sue nove tracce: suoni industriali e dronici, scuri perché esoterici, non il contrario, e per esoterismo intendiamo quello spettro che permea Londra (per chi ama il genere si cerchi un progetto affine chiamato Psychogeographical Commission) e la permea nei suoi genius loci, negli anfratti urbani, nei docks come nei parchi, tra i quartieri e nei cantieri.

Una città che è industriale in superficie e romana nel sottosuolo, in più strati, quegli stessi strati che CGA ‘stende’ nell’uso delle proprie macchine cercando la sinfonia post-moderna anche dandosi luci che squarciano le tenebre come in “Whore Or Whales”, una lunghissima suite dal carattere di soundtrack in bilico tra blasfemie surreali generate da loop magnetici.

Esoterico nel religioso oriente di “Bonzo”, profondo e meditativo, essenza di una società in cui il tribale umano, il mistico insito nel DNA, rimane forte anche nell’era industriale, magari cambiando i propri feticci ora d’acciaio o di ferro, dalle sembianze umanoidi o meno ma su cui riversare le proprie aspettative di animale intelligente ma difettoso.

Esoterico in “7th Eight” in cui tutti i luoghi pericolosi della vita si manifestano come incubi che possono essere apocalissi radioattive o degradi urbani da cui stare lontani, suoni ostili generati da droni magnetici e ciclici.

Questo è “Drones That Creep Her Out”: l’opera di una mente generosa che della sua creatività fa impegno anche sociale, indiretto, nell’uso del music software ‘open source’  come risorsa contro i monopoli informatici ed al ricatto legato alle Licenze d’uso che ingabbiano la cultura.

Nove tracce in cui programmi e samples diventano lamette affilate o eteree nicchie di apparente relax, quello di un musicista che lascia permeare una paura di esistere condivisibile e proprio per questo di riflesso un grande amore per la vita, quella da vivere consapevolmente.

Dedicabile ai Coil, due menti oggi scomparse ma ben vive nell’eredità artistica…

Nicola Tenani

http://cga.cx/