CGA - “Dream Makers”

 

CGA
“Dream Makers”
(Anno 2011 – Autoprodotto)
Italia

Con il suo quarto album, CGA ci trasporta direttamente nell’underground metropolitano dopo averci illuso nella precedente opera di vincere e volere spazi immensi con suoni aerei, leggeri, a tratti newage.

Invece ci attendono le condutture, il sistema arterioso della città che pulsa, vive parassitizzando l’uomo e tutti coloro che con lei sopravvivono, gli animali urbanizzati, in questi frangenti i ratti: milioni di ratti che nelle fogne, tra tubature arrugginite e gocciolanti, ci attendono, ci turbano anche se non li sentiamo ma li avvertiamo, una sensazione tremenda.

Perché la città, soprattutto quelle antiche, costruite sopra se stesse, restaurate ed imbellettate da secoli, stanno lentamente morendo; nell’underground i mostri le imputridiscono, il male scorre tra le sue vene marce, il suono del compositore lombardo ci svela queste immense, silenti, atmosfere in budelli bui, sempre pericolosi.

Assomigliano al nostro cervello, decadente e gocciolante perché pieno di nulla, pieno di nulla…

Non è una novità, se ci seguite, volere il cerebro umano paragonato ai labirinti decadenti della società post-industriale, perché contorto, misterioso, imprevedibile, sprecato tutto sommato per un animale come l’uomo, forse altre forme di vita avrebbero reso meglio concettualmente.

Noi però entriamo direttamente nel sottosuolo urbano, nel genius-loci celato dall’afalto, dove divinità arcaiche tornano impavide come voleva Lovecraft, presenze antiche dimorano da sempre in posti a noi troppo vicini per evitarle, “Dream Makers” è il gate, uno dei tanti, per entrarvi.

CGA con questo lenght torna sul suo iniziale amore per i Coil anche se vuole oggi sonorità meno sperimentali e più orchestrate.

Dopo iniziali spoken “A Dream Maker” è la botola sonora in cui entrare, con diffidenza, ma ispirati dal solito, stupido, fascinoso, attrattivo per l’ignoto, l’eterno Livingstone dentro ognuno di noi prende il sopravvento sulla ragione ed in quell’istante inizia l’infausto percorso.

“Drops” segue l’opener ma è consequenziale: il concept delinea un videogame fobico ed oscuro, un film di quell’orrore industriale esaltato dai lunghi racconti di S. King, e le gocce saranno copiose, le sentirete se chiudendo gli occhi vivrete l’album come una subliminale offerta di raggiungere una dimensione a cavallo tra un parallelo mondo onirico ed una realtà che vi potrà opprimere.

Sospesi nel sottosuolo: incredibile ma la percezione sarà questa; il suono per tutti i diciassette minuti non è mai totalmente fobico ma è la lunghezza del brano a portarvi all’ansia, le gocce sono il conduttore liquido di una forma di schizofrenia convulsiva, l’attesa è la ferita mentale, le voci, gli echi lontani…

Cos’ha provato chi ha avuto la pazzia incosciente di entrare al tramonto nel sottosuolo di Bucarest pur sapendo che decine di persone vi vivono per commettere crimini gratuiti, per riscatto sociale, noia, disprezzo per il valore della vita?

Occorre un horror-movie di serie B per subire sensazioni altrettanto forti?

L’harsh è quotidiano, la musica a volte lo sottolinea, la tensione fa parte del nostro vivere d’ogni giorno, inconsapevole e celato.

Uscire dal tunnel di CGA, dal suo suono, nella terza traccia così liberatoria, è uscire da un incubo tangibile, forse più a portata di chi vive in grandi città come Londra, Parigi, Milano, città stratificate, metropoli che nel sottosuolo proteggono in uno scrigno esoterico l’energia di spettri che nei secoli hanno creato l’essenza in parte magica dell’underground urbano.

Centinaia di morti per la peste, crimini mai saputi, ingiustizie umane irrisolte: tutte energie che continuano a permeare il sottosuolo; queste energie diventano suono se una volontà esotericamente artistica le trasmette, le fonde nella sua composizione.

“Dream Makers” ha questa proprietà e diventa una sorta di rituale l’ascolto, l’entrare in questi condotto, permanervi vincendo paure ancestrali ma spingendosi sempre oltre, cercando gli spettri, comunicando loro rispetto, sopravvivere a se stessi.

Come tutti i lavori di CGA lo trovate in free-download, una scelta che per l’artista lombardo è impegno sociale, l’arte è una forma di libertà che CGA non vuole tra gabbie commerciali, guardando l’evoluzione del web negli ultimi anni, forse le ragioni si stanno lentamente spostando dalla sua parte, buon ascolto.

 

Nicola Tenani

 

http://cga.cx/